verso nello yogurt i corn flakes a forma d’alfabeto e immergo una prodigiosa S col cucchiaino. la guardo naufragare nel sapor di fragola. presto la raggiungono certe U, una o due T e delle A, H, F e il resto della collezione, io penso a quante frasi si staran formando sotto la superficie rosa. ho lo stesso sentore di quando cerco di indovinare i tuoi pensieri.

ne ho intravisto uno ieri che raccontava così:

ci son cose arrampicate sopra a scale invisibili di cui non riesco a parlare ma che mi fanno guardare in alto a dire, arrivo. le nuvole si addensano come pascoli e quando filtra il sole mi ricordo di essere il pastore ma rimango seduto sull’erba per stare. le nuvole a pascoli nascondono la mia trasparenza tipica di lupimannari e vampiri. che fare, che dire. dovrei farti gli auguri per le donne, per te donna ma dovremo aspettare e vederti crescere ancora.

mi dici, non usare le maiuscole mai, diventi una presuntuosa gerarchica che costruisce piramidi con in fondo lettere minuscole, più su gli articoli poi i nomi e infine i verbi e ci metti a capo i nomi propri, imbecilli, che si gonfiano di unicità, ma noi siamo pari non dispari, noi siamo pari nel mondo. gli stessi. lo dici con un affanno che mi spaventa e che mi fa svegliare. (siamo sei miliardi)

ti guardo e indovino i tuoi pensieri perchè lasciano la scia come lumache.

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