maggio 23, 2010

lui conobbe lei e se stesso, perchè in verità non s’era mai saputo. e lei conobbe lui e se stessa, perchè pur essendosi saputa sempre, mai s’era potuta riconoscere così. (Calvino)

marzo 24, 2010

francesca woodman. come mi piace, anche più di una volta al giorno e appena di più di calle e orchidee.

marzo 2, 2010

[la foto è mia, il fiume il po, autunno 2008]

qualcuno s’è tolto le scarpe e s’è infilato nell’acqua come ci si infila nel sonno, lasciando solo qualche increspatura. (o nella noia certe volte)

un anno fa.

gennaio 10, 2010

ninfa delle sorgenti

dicembre 5, 2009

“Arrivai alla pozzanghera. Non riuscii ad attraversarla. Persi l’identità. Noi non siamo nulla, mi dissi, e crollai. Volai via come una piuma, vorticai dentro un tunnel. Poi con grande cautela spinsi in avanti un piede, mi appoggiai con una mano al muro di mattoni rossi. Ritornai in me con grande fatica, rientrai nel mio corpo, superai la pozza grigia, cadaverica. Ecco la vita a cui mi riconsegno”

“c’è una pozzanghera [..] e io non riesco ad attraversarla. Sento il rumore della grande mola a un centimetro dalla mia testa. Il vento mi ruggisce in faccia. Ogni forma di vita, anche la più manifesta, mi sfugge. Se non allungo il braccio e tocco qualcosa di solido sarò scaraventata in eterno per dei corridoi senza fine. Ma che cosa posso toccare? quale mattone, quale pietra? per tornare al mio corpo, sana e salva, avendo evitato l’enorme abisso?”

pagina 56 e 148 del mio libro preferito. -Le Onde- di Virginia Woolf.

Lei è Rhoda, ninfa delle sorgenti.

abbiamo tre lettere del nome uguali che su cinque diventa una fatalità. rhoda deve avanzare sospetta per non cascare dall’orlo del mondo nel nulla   chè lei è il passaggio dal mondo cavo (che ci contiene nell’abbraccio dello spazio col tempo, che è la nostra salvezza) all’esposizione vertiginosa all’esterno, quando ci sentiamo arrischiati su superfici che non ci tengono.

e finiamo per perdere anche il ricordo della nostra più vera natura di abitanti delle interiora, delle profondità, non delle superfici.

ma non dobbiamo sempre capire, c’è una conoscenza che si forma nell’incomprensione

come quando una rondine affonda un’ala nell’acqua nera.

ringrazio tanto nadia fusini per quello che fa e dice