spiccioli momentanei

agosto 20, 2010

avevo fissato gli spigoli delle pareti alcune ore ma continuavo a vedere soltanto spine dorsali. vorrei conoscerli questi camaleonti  domestici che cuciono le mie distorsioni, perchè mi insegnino il trucco, lo schiocco di dita.  certe volte si infilano nello spazio tra le mattonelle e nemmeno chilogrammi di candeggina e calore placano i segni del loro venire.     si muovono con lo stesso principio che i critici cinematografici chiamano rivisitazione                   lo posso spiegare, è come se nella stanza entrasse qualcuno a mettersi una forcina per capelli dal pavimento in tasca, si versasse il caffè nella tazza della dentiera e lo lasciasse depositare sul fondo e poi andasse via. e noi vedessimo tutto.   fanno così i miei camaleonti ma ho gli occhi troppo stanchi per seguirli

sono gonfi dal sonno, gonfiati da un’idea malsana: vorrei avere due vite. che si snodino parallele come un dna e non si incontrassero se non per caso, nella discesa o salita da un tram.

in una delle due sarei circa così, forse coi capelli più lunghi e i discorsi spuntati di quattro o cinque dita. e piangendo farei cerchi concentrici nell’acqua della pozzanghera. sfamerei i passeri davanti all’università, e saprei conoscere l’amare a sorgente che sgorga e viene imbottigliato, etichettato con lo stesso nome, riposto sugli scaffali e poi bevuto, bevuto, pisciato e bevuto di nuovo (altissimo e purissimo).

nell’altra non lo so, forse niente. magari sarei una grande onda, che non conosce che un modo per parlare e s’increspa contro gli scogli nel mare di gennaio. saprei amare a giorni alterni senza per questo desistere dalla mia natura.  e dire al vento “appiattiscimi e piegami come un origami, e scoprimi sul palmo di una mano quando sarai solo”    senza tradire nessuno, nè sbagliare o andare alla deriva.

non scrivo d’estate, mi graffia le mattine e i pomeriggi, e a mezzogiorno la luce  è dittatura (fa paura)

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