giugno 19, 2010

da casa mia si vedono gli occhi della collina, si vedono anche i camini ma non parlano più di niente. c’è una finestra rossa, tra quelle buie e le altre, accese. dentro si consumano chissà quali meraviglie. c’è anche la mia sigaretta che si consuma, si consuma si consuma

dopodomani è il mio compleanno, ma io non mi consumo, non ardo. vivo

 (?)

(la foto è di yashica, la nuova macchina fotografica, pellicola. il cielo è di torino ma è più azzurro di così)

sono in quella fase della mia vita, un pò poco copernicana,                                                                                                                                                               in cui ho la sensazione (di un fisicità pari ad una borsa dell’acqua calda) che ogni presenza in questo mondo esista solo perchè in qualche modo influisce su di me. anche le amache del messico, certo. “chi s’è visto s’è visto chi non s’è visto non c’è”                                                                                                                                                          ne parlano pure gli scrittori, di quando erano bambini e gli pareva che uscendo dalla stanza, una volta che non s’era più lì a vederli, gli oggetti si liquefacessero in una specie di vuoto potenziale.  o che magari un addetto spaziale si occupasse di arrotolare tutto quanto come un kebab o un sacco a pelo, per mandarlo a scomparire.  (fino al prossimo ingresso che avrebbe rispiegato ogni cosa come un silenzioso pic-nic)

mbè. ero in quei dieci giorni della mia vita ma non più. stamattina fu speciale come un meteorite di migliaia di settimane fa. un signore dagli occhiali gialli e dalle lenti immaginarie m’ha donato quello che un occhio inesperto avrebbe scambiato per un pezzo di puzzle, un frammento d’un solo colore.

“eccoti un pezzo dell’universo. scommetto che mai nessuno te l’aveva regalato prima” (fagli fare il giro del mondo)

scomparse nella folla lasciandomi nemmeno un momento d’ora in poi.