comincio a starnutire

marzo 28, 2010

c’è la lampada di camera mia che scotta e io ci vorrei cuocere un uovo sopra e farlo colare sulle matite, i quaderni, l’evidenziatore e fare una frittata gigante, una frittata di tutto. ci ingloberei anche qualche secondo e almeno un ricordo e poi l’appenderei al muro in memoria di oggi.

perchè ho un ombrello nella borsa e fuori c’è il sole e io non vedo l’ora che arrivi l’erba e il polline a cui sono allergica e i piedi nudi in riva al fiume. solo certi quadri di hopper hanno un sole così.  ah, poi ci sarà l’ombra solo sotto alle cose che esistono, che vedono tutti e di cui nessuno ha paura. come gli alberi, le tende, i balconi       e le macchine che fanno più morti dei fantasmi ma non sarò io ad andarglielo a dire.                      avrò un vestito a quadretti rossi e in ognuno di quei quadretti ci metterò un burattino a spiare dalla finestra quadrata e non sotto alla gonna; così non sarò mai sola ma nemmeno con qualcuno.

ti sono cresciuti i capelli. come mi piaci coi capelli così.

(lo sai perchè in cielo fa più freddo che qui?
perchè non ci sono nè mucche, nè stalle non c’è la gente e la febbre.)
e quasi sparisce il corpo
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marzo 24, 2010

francesca woodman. come mi piace, anche più di una volta al giorno e appena di più di calle e orchidee.

nani

marzo 21, 2010

hai sempre scacciato i miei difetti, li hai nascosti sotto lo zerbino. ma, vedi, adesso sembrano una tana per folletti e ai vicini non si può più mentire. so che li appiattisci dì per dì pulendoti le scarpe con fermezza e io dalla poltrona blu sospiro al perseverare di un omicidio fatto male. deglutisco come dovresti fare anche tu per poi digerirmi con coraggio.

un piccolo nano mi si è infilato nel pantalone, si è fatto strada fino alla cintura e, pieno di fango, sporcaccione, m’ha guardata con ardore dicendo che bella vita, signorina, non c’è che dire.  ho sorriso sui miei diciannove anni trascorsi, gli sbagli e i portenti, ma quando l’ho visto riferirsi ai fianchi l’ho preso tra le dita come fosse un pizzicotto

e tu chi sei? la prudenza? la scostanza? l’egoismo o l’autoreferenza?  appena tutti gli occhi della casa uscirono per le loro direzioni ho rimesso ogni dubbio sotto il tappeto con il loro sfortunato annunciatore.

bruschi andamenti

marzo 17, 2010

le bacchette cinesi, la catechesi, le bacche rosse, le ginocchia in preghiera, cappuccetto, la sera. mi sporco le mani facilmente, farfalle, farina, latte e le stelle per farne biscotti non crudi, son cotti? toglili in fretta, stacca la spina.  torte tranquille come conigli che un attimo dopo -mio dio! ma son gigli. fa nulla ci sono abituata, è salsa non sangue, mi son solo bruciata. ma uffa e che barba e che accidenti di vita.

il macellaio di via boccaccio è stato ritrovato morto, proprio sotto casa mia. io non mi sono accorta di nulla, di spasmi o invocazioni. avevo la morte a cinquantametri ma non l’ho fiutata, un fruscio? no. non ho mai comprato bistecche o salsicce, 4 etti di petto di pollo, un hamburger. quelli che restano si circondano di non ho mai per dimenticare i non ho più. quello che si è fatto è rinchiuso nel corpo rigido che non avrà nè memoria nè ricordi.  ho spento l’omino del telegiornale chè mi pareva stanco.

pezzi di carne appesi ad asciugare, un coltello, un bancone d’un bianco candore. vedi, il grembiule inzozzato era bianco uguale ma poi un vitello, un maiale, ed ecco imbrattarsi come una tela dipinta, un arrendersi stanchi, un’altra vita vinta. ti piangono in cerchio, arrivano i fiori, ma tanti, di tutti i colori. padrenostro non respiro la tua volontà.  son solo le otto di mattina, c’è il sole, un attimo ancora ricomparirà il calore.

marzo 11, 2010

stendimi come un panno, un impasto, una creatura svenuta. stà attento a non svegliarmi , non domandarti se respiro. avvicinati, posati (foglia, polvere, piuma) e dimmi sei parole che mi riporteranno in vita.

“sei un chicco di riso amoremio”

verso nello yogurt i corn flakes a forma d’alfabeto e immergo una prodigiosa S col cucchiaino. la guardo naufragare nel sapor di fragola. presto la raggiungono certe U, una o due T e delle A, H, F e il resto della collezione, io penso a quante frasi si staran formando sotto la superficie rosa. ho lo stesso sentore di quando cerco di indovinare i tuoi pensieri.

ne ho intravisto uno ieri che raccontava così:

ci son cose arrampicate sopra a scale invisibili di cui non riesco a parlare ma che mi fanno guardare in alto a dire, arrivo. le nuvole si addensano come pascoli e quando filtra il sole mi ricordo di essere il pastore ma rimango seduto sull’erba per stare. le nuvole a pascoli nascondono la mia trasparenza tipica di lupimannari e vampiri. che fare, che dire. dovrei farti gli auguri per le donne, per te donna ma dovremo aspettare e vederti crescere ancora.

mi dici, non usare le maiuscole mai, diventi una presuntuosa gerarchica che costruisce piramidi con in fondo lettere minuscole, più su gli articoli poi i nomi e infine i verbi e ci metti a capo i nomi propri, imbecilli, che si gonfiano di unicità, ma noi siamo pari non dispari, noi siamo pari nel mondo. gli stessi. lo dici con un affanno che mi spaventa e che mi fa svegliare. (siamo sei miliardi)

ti guardo e indovino i tuoi pensieri perchè lasciano la scia come lumache.

post riciclabile

marzo 5, 2010

e così la terra trema, trema e lo sento che trema di paura quando vede la fine negli oceani neri, nei sacchetti di plastica, nei cieli copertiprobiti. si raffredda e starnutisce dalle bocche dei vulcani. lo capisco, lo farei anche io, perciò mi unisco a questo lamento ma non grido perchè le ruspe e trivelle e bestioni col loro baccano si sostituiscono alle voci e ai canti. io veggente cassandra sventurata già vedo i neonati non nati tacere con me nelle loro culle grigie.  (trattenendo il respiro per non fars’inquinare)