corvi corvi corvi

novembre 27, 2009

hai ragione tu, lo so da sempre.  è notte, sento la pioggia sui marciapiedi entrare nella stanza. i cani non abbaiano per non occupare troppo spazio e io anche sto zitto.  ricordo quella volta che fumavo la sigaretta completamente bagnata e mi scivolava dalle mani.  mi limito a ricordare, sai  vivo ad una piccola distanza dal mio corpo e questo mi consente di guardarmi senza dovermi specchiare.   gli aghi di pioggia attraversano le pozzanghere crudelmente e finiscono chissà dove. dove?   non ho paura di niente, anche se mai dovessi scoprirlo sarebbe il mio corpo a tremare e inciampare e gridare chissàcchè..      un cane ha disubbidito alle mie previsioni, abbaia.

avevo ragione io, hai visto? sono solo scesa a riempire il secchio e già t’affacci alla finestra e giochi a fare dio. i cani non sono nè atei nè ribelli sono solo cani. tu, hai sbagliato tu. ora vestiti, ti prego, ho freddo a vederti altrove.

vieni su, vieni alla finestra. siamo vecchi, ci scioglieremo per poi adattarci all’enorme distesa d’acqua. siamo quegli aghi che ci passano attraverso, siamo le alluvioni e i terremoti che ci scuotono come in una scatola di biscotti. ah, che le mie rughe scavino nel tempo un solco più asciutto e caldo da dimenticare nello stomaco dei secoli.

su, dormi. nessuno di noi sparirà oggi. chiudi gli occhi, i giganti si separeranno dalle montagne e verranno fino a qui per bendare la notte, ci terranno inchiodati.   figlio

m

i

“ci sono notti che non accadono mai”
“le libellule riposano su un fianco solo”

mattine rese

novembre 23, 2009

mi sono svegliata vestendo una vita minima,  sottile.

le persiane abbassate sembravano sudar chiarore e affilando gli occhi ho imboccato la mattina

fino ad udire la luce del sole.

è proprio diversa la mancanza di rumore dal silenzio?

le pantofole da sotto il letto ammisero è che il silenzio è pieno d’assenza,  come noi di te .  intuii il loro stato d’animo e m’affrettai a offrir i piedi. le parole non sono nè innocenti nè sprovvedute e con l’accanimento che inevitalibilmente ne deriva ho svitato e riavvitato la caffettiera del caffè.

al suo interno qualcosa s’agita tra gargarismi e brontolii, poi ne esce, esausto    per farlo smettere lo bevo e   !oh

il silenzio è acqua buia  (o-scura)

di,vagando

novembre 20, 2009

cammino per Torino con del the caldo nella testa..  i pesci che la popolano sono cotti ormai, staranno galleggiando sulla superficie.

oh ma non datevi troppa pena per loro, nelle vasche delle teste pesci morti e pesci vivi hanno la stessa consistenza, esistono. anzi, affacciandosi dalle orbite (come facciam noi dalle finestre la mattina)  e guardando attraverso gli oblò provano quasi orgoglio.     orgoglio d’esser(i) pensati invece che capitolati qui, come noi in pratica.

mi sono accorta che quando cammino per Torino con del the caldo nella testa, zuccherato, e i pesci, d’acqua dolce, cotti.. continuo a farmi le stesse domande.       ma le risposte son così scortesi

come le code, gli angoli, le punte     e la morte certe volte

 

parto(risco)

novembre 9, 2009

sarà come spogliarsi in una foresta di tronchi d’albero e foglie.

credevo che non l’avrei fatto più, in questi luoghi si cammina ciechi credendo di vedere.  ma in realtà mi va bene anche così, qualche cosa la stiamo pur guardando

(e porterà lontano e lontano e lon.)

oh come sono felice